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Uno gnomo per amico.

Come tutte le cose più preziose, ci aveva messo un po' a prendere vita, ma alla fine eccola là, al civico 192.

Lungo il corso principale, aveva fatto capolino lei.

La piccola casa, appartenuta ai suoi bisnonni, era stata letteralmente smembrata durante i lavori di ristrutturazione.

L'angusto salottino, dove si trovava il mobile che da bambina lei adorava dato che era al suo interno che sua nonna custodiva le caramelle Rossana, non esisteva più.

Ora l'ambiente era più spazioso, la vecchia carta da parati beige, aveva lasciato spazio a pareti chiare e a soffitti in legno.

Nonostante il rosa della facciata la facesse prendere poco seriamente ai passanti, non ve n'era uno che passeggiando, incuriosito, non avesse tentato di sbirciare all'interno della finestra al pianterreno, per coglierne chissà quale segreto.

Alla donna questa cosa faceva sorridere, tanto che aveva deciso che per il momento nessuna tenda avrebbe impedito lo squardo dei curiosi.

Le succedeva spesso, le sera, di osservare il piccolo salotto. Distoglieva lo sguardo dallo schermo del pc ed ammirava nella penombra quella stanza, che agli occhi dei più sarebbe sembrata semivuota.

Ed effettivamente lo era, o quasi.

Un vecchio mobile porta vinili, abbandonato da qualche folle in un negozio di anticaglie dimenticate, l'aveva fatta innamorare e aveva deciso di portarlo in quella casa. Ora faceva quello per cui era nato, custodire i vinili di lei.

Stampe incorniciate non avevano ancora trovato il loro posto alle pareti e probabilmente non l'avrebbero mai fatto. Appendere un quadro, fare un buco al muro, le era sempre sembrato un qualcosa di definitivo. Come se una volta appeso non si sarebbe più potuto tornare indietro. Quando l'occhio si posava sulle cornici appoggiate a terra in un angolo

della stanza, sentiva stupidamente di doverle lasciare 'libere'.

Quello che più la affascinava in quella stanza però, era la luce della lampada sistemata sul tavolino rotondo, accanto al divano. Una luce così calda e avvolgente che le faceva spesso pensare se una sola luce non potesse definire una casa come tale.

E sorrideva, come una sciocca.

La scrivania si trovava di fronte alla finestra, cosa che in pratica la faceva distrarre in continuazione. Ogni passante, l'abbaiare di ogni cane, il modo in cui il lampione illuminava ogni goccia di pioggia, tutto la distraeva, ma era interessante notare queste cose cosi da vicino.

Come uno spettatore al cinema, anche se per lei lo spettacolo era gratis.

Sul davanzale aveva appoggiato un pupazzetto di pezza, uno gnomo, dalla lunga barba bianca e un alto cappello rosso, che ad un centimetro dalla finestra, sembrava stesse buffamente sull'attenti in attesa di qualcuno.

L'aveva comprato non ricordava più neanche dove e a due soldi si era portata a casa un acuto osservatore.

Lo gnomo, presumibilmente un addobbo natalizio da sistemare sotto l'albero, era divenuto a tutti gli effetti suo coinquilino. Il nome che la donna gli affibbiò fu Camillo, il grande Fernandelle l'avrebbe perdonata, ne era certa.

Le capitava di stare seduta ore a quella scrivania ed ogni tanto distoglieva lo sguardo dal pc e appoggiava gli occhiali per poi stiracchiarsi. E voltandosi guardava da quella finestra sentendo in modo sempre più prepotente una strana sensazione, come di attesa. Le succedeva spesso di osservare i volti dei passanti alla ricerca dell'unica persona che

avrebbe desiderato si fermasse davanti alla sua finestra. A volte le era sembrato di scorgere

in lontananza un dettaglio familiare e il suo cuore aveva saltato un battito, per poi accorgersi che era solo l'ennesimo volto, anonimo, qualunque.

Poteva una parte della sua mente essere irrazionale a tal punto da farla credere nell'impossibile?

La risposta a quanto pare, purtroppo, era si.

Ed ogni volta che lei si allontanava, lasciava al fedele Camillo il prezioso incarico.

"Se dovesse passare, digli di aspettarmi."

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